Nel 1925 si concretizzò l'instaurazione del regime fascista di Benito Mussolini
con la soppressione delle libertà costituzionali, in primo luogo quelle di parola
e di stampa.
Ad Orbetello, come del resto in tutti gli altri comuni di questo Paese, già non c'era
più né Sindaco né Consiglio comunale, democraticamente eletti e al loro posto si trovava
il Podestà, uno dei simboli di questo regime.
Nell'inverno del 1930 iniziò, intorno alle acque della laguna di Orbetello, l'avventura
dei 14 idrovolanti S55 che sorvolarono l'Atlantico fino a raggiungere il Brasile sotto
ordine del comandante Italo Balbo, ansioso di partire.
Purtroppo, quando tutto era ormai pronto, le pessime condizioni atmosferiche per tutta
la lunghezza del tragitto, negarono la desiderata partenza.
Così la mattina di mercoledì 15 dicembre, data fissata per prendere quota, vide tornare
tutti alle ordinarie mansioni.
La mattina del 16 non registrò alcun miglioramento climatico, perciò le squadriglie degli
S55 furono costrette a rinunciare ancora una volta ad alzarsi in volo. L'attesa terminò
solo il giorno seguente, venerdì 17.
Alle 4 in punto della mattina suonò la sveglia ai 56 trasvolatori divisi in 14 equipaggi;
l'idroscalo "Brunetta" era ancora immerso nel buio, con la luce intermittente dei riflettori
che illuminava i velivoli ancora coperti.
Di certo Italo Balbo, che aveva scelto come punto di partenza la laguna di Orbetello per
l'amore che nutriva per questo posto, avrà sentito una forte emozione al momento
dell'alzabandiera.
Fu, infatti, proprio il suo aereo il primo ad alzarsi in volo, alle 7 e 45, seguito
immediatamente dagli altri compagni di viaggio che con lui avrebbero percorso i 10.400
chilometri che li separavano da Rio de Janeiro.
Soltanto 10 dei 14 idrovolanti che si alzarono in volo arrivarono in America meridionale,
gli altri andarono invece incontro ad un esito diverso, per alcuni di loro, tragico.
Un intero equipaggio morì, infatti, in un decollo fallimentare, a seguito del quale
l'apparecchio ricadde subito dopo essersi alzato.
In circostanze analoghe perse la vita un altro trasvolatore, mentre gli altri due aerei
che non arrivarono a destinazione, mancarono di poco la meta, cadendo in mare prima del
compimento dell'ultima tappa, quella che li avrebbe portati da Bahia alla capitale brasiliana.
Alle 16 e 10 dell'11 gennaio 1931, nei cieli di Rio, quei motori in cui rombavano 1200 cavalli,
annunciarono l'arrivo dei trasvolatori partiti da Orbetello al seguito di Italo Balbo,
il primo che alle 16 e 35 toccò terra.
A conti fatti fu un bel successo anche per gli idrovolanti modello S55, che una commissione
ministeriale aveva a quei tempi definito "un ozio della mente", in quanto si trattava, in effetti,
di macchine piuttosto particolari con "due eliche e una sola ala" al posto della consueta combinazione
"un'elica e due ali".
Tuttavia il desiderio di dimostrare il proprio valore ad una platea di scettici garantisce
la forza per fare qualsiasi cosa, anche attraversare l'Oceano.
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